CALIFORNIA (e non solo) ON THE ROAD (parte I)

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PRIMA DI PARTIRE

  • Assicurazione sanitaria: qualsiasi cosa vi accadesse durante il viaggio, anche un dito rotto può costarvi un occhio della testa perchè la sanità qui è privata e i pronto soccorso stile E.R. sono molto costosi. Noi ne abbiamo fatta una con Reale Mutua che comprendeva anche lo smarrimento del bagaglio (100 euro a testa circa)

  • ESTA: ricordate di fare l’ESTA, si fa online, è semplice, arriva in 3 – 5 giorni e costa 14 dollari.

  • Noleggio auto: visitate i vari siti ce ne sono davvero tanti, consigliato www.alamo.com, e cercate l’auto più conveniente. Consiglio per l’on the road: evitate auto con il bagagliaio a vista! munitevi anche qui di assicurazione o con la compagnia di noleggio o esterna, io ne ho trovata una molto economica con AXA (120 euro). State bene attenti ad avere una carta di credito intestata al guidatore altrimenti sono rogne!

  • Carta di credito: munitevi di carte di credito di ogni tipo, ogni tanto fanno i capricci ed è bene non rimanere a secco.

  • Telefonino e gps: conviene farsi una tariffa dall’Italia con la propria compagnia telefonica che vi permetterà di avere giga per navigare, minuti e sms. i Giga sono importantissimi per le mappe durante il tragitto dato che il noleggio del gps è una spesa aggiuntiva all’auto, con questa tariffa non ne avrete bisogno.

  • Hotel: ogni hotel rispetto al prezzo di booking ha un’aggiunta della tassa di soggiorno del 15 -20 %. Le tariffe degli hotel il sabato salgono vertiginosamente, quindi cercate di non prenotare almeno i sabato all’ultimo. Per il resto noi abbiamo prenotato passo passo. Molto spesso booking fa delle offerte più convenienti che gli albergatori stessi, i quali vi consiglieranno proprio loro di prenotare attraverso booking.

  •  Mance: noi Italiani non siamo abituati ma qui le mance sono quasi obbligatorie, non esiste non lasciarle, verrete fulminati. Quando si paga con la carta, loro ti portano lo scontrino in doppia copia con il totale, dopodiché la loro copia va firmata e aggiunta la mancia.

  • Prese: ricordatevi gli adattatori per le prese!

  • Kit da viaggio: UTILISSIMO per tutti coloro che non viaggiano in business class, il volo è lungo e non molto comodo (per usare un eufemismo)

 

GIORNO 1

15 MARZO – IN VIAGGIO |  ROMA –> COPENAGHEN–> L.A.

© Valeria Nardilli

© Valeria Nardilli

Arriviamo in aeroporto alle 5.30 AM sempre a limite, sempre di fretta (per colpa mia ovviamente!!) imbarchiamo i bagagli e partiamo da Roma alle 7.20 con arrivo a Copenhagen alle 9:40, con la compagnia Norwegian: abbiamo sonno, molto sonno e passiamo le due ore di viaggio a dormire, arrivati a Copenhagen abbiamo sei ore di scalo, decidiamo così di prendere la metro (dista appena 15 minuti l’aeroporto dal centro città a un prezzo che sembra debba coprire la tratta Milano-Roma, si diciamocelo, come città è davvero cara) e farci un giro. Non fa molto freddo ma c’è vento, i colori sono bellissimi e il sole ci accoglie tiepido. Facciamo un giro per il centro città, ci sorprende la pulizia delle strade e degli edifici. ci fermiamo a bereun chai latte e mangiare un cornetto… E a questo punto ci sorprendono pure i prezzi. L’estetica delle persone è qualcosa di incredibile: il 70 per cento della popolazione è di bella presenza, sembra di essersi addentrati nel mondo di Barbie e Ken. Ero sempre stata attratta dalle casette colorate che al pronunciarsi della parola “COPENHAGEN”  prendono forma nell’immaginario comune di ognuno: Nyhavn. Nyhavnè costeggiato da antiche casette colorate. E’ il porto storico della Capitale danese. Un tempo transitavano per questo canale merci e genti provenienti da Paesi lontani e sconosciuti. Qui visse anche lo scrittore Hans Christian Andersen, autore della fiaba della Sirenetta, a cui è dedicato un monumento all’interno della città. Oggi è un must nelle visite a Copenaghen ma un tempo era uno dei quartieri più malfamati della città! 

Il tempo passa veloce, vorremmo fare un giro a Christiania, il quartiere autogovernato della città danese, ma non abbiamo più tempo a disposizione allora decidiamo di mangiare un crauti wusterl da un ambulante e ridirigerci in aeroporto per le UNDICI ore rimanenti di viaggio verso Los Angeles. Il volo è lungo e i sedili non sono comodi in economy, si sta stretti e si dorme poco, qui torna il fantastico kit da viaggio (ad averlo avuto!!) ci vediamo due film. Servono il pasto: consiglio per chi viaggia con questa compagnia e non è di sazietà facile di munirsi di panini e evitare di pagare l’extra perchè il pasto della cena è davvero misero. 

Undici ore scorrono lente, lentissime, ogni tanto do un’occhiata alla mappa in tempo reale e sembra che non ci muoviamo di un metro! 

mi arrendo, cercando tutte le posizioni utili per riuscire a chiudere un occhio, anche le più inusuali. Inusuali davvero, qui accanto un esempio di posa scimmia dormiente.

Arriviamo a destinazione e sono le sette di sera, per noi le cinque di mattina, la stanchezza è tanta.. Crediamo di essere arrivati ma ci aspettano ancora controlli di ogni tipo: presa delle impronte, foto tessera e domande di routine. finalmente recuperiamo i bagagli e usciamo alla ricerca della navetta per il nostro autonoleggio.

 

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Arrivati all’autonoleggio, ed essendo l’unica a avere la patente (la patente del mio fidanzato è arrivata a casa il giorno dopo della nostra partenza – MAIUNAGIOIA, della serie perfetto, un On the road di migliaia di chilometri e sarò l'unica a guidare), con spavalderia faccio passare la mia carta di credito che ovviamente… Non passa. Ci graziano per non so quale divinità e ci permettono di noleggiare l’auto con la carta di Edoardo – ecco evitate la strizza di dover mandare a monte il vostro viaggio e portatevi tutte le carte di credito immaginabili. L’auto è confortevole ce la cambiano con una più grande, forse gli eravamo particolarmente simpatici. Ci chiedono se vogliamo aggiungere un’assicurazione per la perdita di chiavi e la rottura dei copertoni e noi, per non saper nè leggere nè scrivere la bene attenti a non usare il “telepass” che è presente in una scatolina nell’auto, altrimenti vi verranno addebitati al noleggio 15 euro in più al giorno anche per le giornate in cui non lo avete usato (una gran fregatura). prendiamo l’auto e ci dirigiamo verso il primo motel. Alloggiamo al ONE TEN MOTELUS $200.18 per tre notti per due incluse le tasse, sulla Florence Avenue. Tenuto da una coppia di Indiani simpaticissimi, ci hanno prestato gli adattatori per le prese perchè ci eravamo dimenticati di questo “piccolo” particolare :)! La zona non è delle migliori… anzi! se siete ragazze da sole ve lo sconsiglio: il mio ragazzo una mattina è stato inseguito da un energumeno che lo accusava di aver violentato la figlia. Nei dintorni a piedi però ci sono tutti i posti dove poter fare colazione, minimarket e comodità. La parola stanchezza continua a riecheggiare, si sono fatte le 10pm così decidiamo di metterci a dormire.

 

 GIORNO 2

16 MARZO -  SANTA MONICA, VENICE BEACH e MARINA DEL RAY

© Edoardo Morina

© Edoardo Morina

Ci svegliamo alle cinque di mattina, il fuso orario non ci dà tregua, mangiamo colazioni per otto e siamo in due e cercando di non “zombeggiare” all’alba, attendiamo un orario decente per uscire di casa e arriviamo a Santa Monica in una 50ina di minuti. Le strade Californiane sono immense, fino a 6 corsie, si supera da sinistra, da destra, da sopra, da sotto, da ovunque. Bisogna stare attenti a stare sulla destra perche la propria corsia potrebbe diventare un’uscita obbligata. Insomma due occhi non bastano. Santa Monica è una città pedonale, il parcheggio costa 20$ al giorno e, per l’appunto, non è una zona economica: si respira nell’aria. Ci addentriamo sul pier dove lucette, odore di cibo, musichette, la famosissima ruota panoramica, il cartello - attrazione turistica - della fine della Route 66 e km e km di spiagge prendono posto nei nostri occhi. Giriamo un pò inebetiti, tra una passeggiata e l’altra ci viene di nuovo fame (fame sarà una parola ricorrente all’interno di questo diario di viaggio).

© Valeria Nardilli

© Valeria Nardilli

Ci fermiamo a mangiare sul pier da un camioncino “JAPADOG” che fa hot-dog rivisitati in chiave giapponese, soddisfatti torniamo in direzione della macchina ma, dopo centinaia di gradini per tornare indietro dalla spiaggia immensa di Baywatch, ci viene sete e decidiamo di assaggiare il “bubble tea”. Il bubble tea è una bevanda fredda che sul fondo del bicchiere ha delle gelatine che si inseriscono nella cannuccia mentre bevi, della consistenza di una pupilla. anche meno tetro potevo farlo il paragone, mi rendo conto che così non è molto invitante. Io prendo miele, limone e ginseng, buonissimoe rinfrescante! arrivati alla macchina partiamo alla volta di Venice Beach. I parcheggi per strada a Los Angeles e dintorni sono praticamente inesistenti o molto complicati da capire, quindi ogni qual volta ci fermavamo entravamo in parcheggi a pagamento, per stare tranquilli di non trovarci multe salate! Venice beach è la patria del “Weirdo”: festosa e piena di gente.. per la maggior parte strana.

©Edoardo Morina

©Edoardo Morina

ci sono negozi che vendono qualsiasi cosa, banchi di ambulanti, artisti di strada e addirittura il “Freak show” a confermare la mia tesi, dove all’ingresso ti spingono ad entrare un nano, un trans e una signora anziana vestita in modo molto succinto. Passiamo il turno per questa volta e proseguiamo sulla lunga via, verso l’oceano abbiamo enormi distese di spiagge con le palme che al tramonto ci regalano uno spettacolo suggestivo.

©Valeria Nardilli

©Valeria Nardilli

Dopo una lunga camminata ci fermiamo in un bar per una birra e ritorniamo verso la macchina. Arriviamo a Marina Del Ray… sarà che non siamo amanti di questo genere di posti ma a noi sembra soltanto un porto gigante senza nulla in più da offrire, così decidiamo di vederlo dalla macchina anche perchè siamo stanchi e il fuso orario sta avendo la meglio. torniamo in hotel, per un pisolino… che invece diventerà la nostra buonanotte.

GIORNO 3 - 17 MARZO

 HOLLYWOOD e BEVERLY HILLS


Oggi facciamo i turisti, sveglia sempre all’alba e colazione per un esercito in due. Primo stop: WALK OF FAME.

©Edoardo Morina

©Edoardo Morina

La Walk Of Fame è la parte più turistica che visiterete. Una sorta di monumento per selfie dedicato alle star, intervallato da strane persone a caccia di tips travestiti da personaggi dei film, cartoni animati, attori famosi etc. c’è gente che piange sulle stelle a terra, c’è gente che calpesta con foga la stella di Donald Trump, ci sono i butta-dentro per invogliarvi ad acquistare qualsiasi tour turistico, ci sono i matti, ci sono i barboni. la via è lunga e c’è di tutto. Non andarci sarebbe come andare a Roma e non vedere il Colosseo. No aspè mi sa che ho detto una blasfemia. Abbiamo parcheggiato nel centro commerciale con parcheggio gigantesco Hollywood&Highland. è immenso, ma immenso davvero. Il parcheggio costa 2 dollari per le prime due ore, regala anche uno scorcio interessante della scritta “Hollywood”, ma la cosa più interessante è stato senza dubbio un ristorante di sushi all’interno della food court “Cho Oishi”, i prezzi sono un pò alti ma i pezzi di sushi sono porzioni americane: qui ogni cibo è XL, un roll è grande come un pugno. Consiglio di ordinare poche cose per volta, anche solo due tipologie di roll e, se avrete ancora fame aggiungere piano piano.  Continuiamo la nostra passeggiata sulla Walk Of Fame, prestiamo un pò di attenzione al Kodak Theatre, dove si celebra la famosa cerimonia degli oscar e, dopo pranzo, ci dirigiamo verso l’Osservatorio Griffith e il suo parco, dove hanno girato anche Lalaland. Percorriamo la famosissima Sunset Bulevard - è lunghissima. L’osservatorio si erge sulla cima di una super collina, all’interno di un parco. Non lasciatevi ingannare dalle macchine parcheggiate durante il tragitto, pensando che non c’è posto o che al parcheggio vi spellino vivi: il parcheggio è gratis ed è proprio davanti all’ingresso dell’osservatorio. Noi non entriamo, ma godiamo del panorama: si vede tutta la città, è molto bello.

©Valeria Nardilli

©Valeria Nardilli

Il parco sottostante ci fa rilassare e ci concede una green-pausa tra scoiattolini e un the freddo in un delizioso chioschetto. Dopo la pausa ci dirigiamo in macchina per una breve occhiata alla Rodeo Drive: non sono Pretty Woman, non ho un rolex al polso e questa via oltre ad avere tutte i negozi delle grandi firme e quindi, inaccessibili alle nostre tasche, non mi dice niente di che. Beverly Hills è bella da girare in macchina per le casette,  le ville, i villini, le strade pulitissime e ordinate ma niente di più.

 

GIORNO 4

 18 MARZO - UNIVERSAL STUDIOS

 

Ci svegliamo e decidiamo di prenotare per una notte in più a LA, i signori del motel ci consigliano poco distante “EL DON MOTEL” (all’incirca stessa tariffa a notte del precedente), così spostiamo tutte le nostre cose e inizia la prosima giornata. Abbiamo prenotato online il nostro biglietto per gli UNIVERSAL STUDIOS, gli unici biglietti disponibili erano per il 18/03 che era un sabato, sconsigliatissimo da tutti! ma ci armiamo di coraggio e decidiamo di andarci ugualmente.

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paghiamo 100$ a testa. Il parco è molto bello: sono tutti simulatori 3d di montagne russe animate… ma le file sono estenuanti. scopriamo però a tre giochi dalla fine che APRITE BENE LE ORECCHIE esiste la “SINGLE RIDER”, la single rider è come l’oasi nel deserto, è la canzone rock dopo 4 ore di Alessandra Amoroso, è la tua taglia durante i saldi. La single rider è una fila velocissima, che si inserisce nei buchi liberi di ogni giostra, tra una coppietta e l’altra, tra una famiglia e l’altra, quando c’è spazio, lì mettono uno di quelli in coda nella single rider. Si,vi dovete dividere dal vostro amato, mamma, fratello, cugino, sorellastra, ma eviterete le mega file (a volte raggiungono anche le due ore), vi godrete il gioco e alla fine della corsa vi ritroverete uguali a prima! una svolta. Prima di entrare mangiamo un hotdog di quelli che la dieta grida all’eresia, 

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ma spesso il cibo nei nostri viaggi non conoscerà la parola “leggerezza”. L’attrazione meno entusiasmante è quella di Walking Dead e infatti le code sono un decimo rispetto a tutte le altre. La nostra preferita è Transformers. Il giro degli Studios è fatto benissimo: oltre al tour guidato ci sono dei bei colpi di scena e delle interruzioni che rendono il giro oltre che interessante, anche divertente. Abbiamo le gambe a pezzi ma vogliamo fare tutti i giochi, nessuno escluso. Io sembro una bambina la notte di Natale ed Edoardo è divertito come in una riunione domenicale di soli maschi davanti alla partita della squadra del cuore. Il nostro tour negli studios dura tutta la giornata e stanchi torniamo in motel. L’indomani partiremo per poi tornare a Los Angeles gli ultimi giorni del nostro viaggio, prima del rientro in Italia.

©Edoardo Morina

©Edoardo Morina

 
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